Inserito da: Alone in the Dark | Luglio 16, 2009

Sandri – Spaccarotella, giustizia… o vendetta?

Ho lasciato volutamente trascorrere diverse ore prima di mettere le mani sulla tastiera e commentare il caso Sandri – Spaccarotella.
Quello che leggerete nelle righe che seguono è stato riportato da pochissime testate, ma è sufficiente qualche ricerca su Internet per ritrovare tutto su TgCom, il Giornale, altre testate autorevoli. Tutto vero, niente blog, più o meno di parte, niente pagine su Facebook o Twitter, ma anche, curiosamente, niente Corsera, niente Repubblica, niente Rai o Mediaset, o La 7…
Vorrei partire non da quanto avvenuto sull’autostrada vicino ad Arezzo, ma da molto prima, dal gennaio del 2002, a Milano, in occasione di Milan – Lazio (i fatti che seguono sono stati confermati dal Ministero dell’Interno).
Milano, gennaio 2002, stazione Centrale. Da un treno proveniente da Roma scende un gruppo di tifosi, che si dirige compatto verso una ferramenta. E’ sabato, la partita è un anticipo serale, la ferramenta è regolarmente aperta: il gruppo acquista oggetti “qualsiasi”, come martelli, cacciavite, coltelli, paga, chiama un taxi ed esce.
Il titolare della ferramenta non è né ingenuo né menefreghista: comprende perfettamente la situazione, riesce ad annotare il numero di targa del taxi, chiama il 113. Dalla centrale avvisano gli agenti attivi presso lo stadio Meazza: quando il taxi si avvicina, la polizia si prepara a fermarlo, ma dalla vettura i tifosi si accorgono di quanto sta per accadere, aprono un finestrino e buttano fuori rapidamente il sacchetto che contiene i coltelli, i martelli, i cacciavite. Trucco da quattro soldi, e infatti gli agenti fermano gli occupanti, sequestrano gli oggetti da scasso e da offesa, tutti sono portati in questura prima e in tribunale poi.
E qui arriva il bello: i tifosi fermati, compatti, affermano che coltelli, martelli, ecc. non sono loro, ma del tassista, li hanno trovati sulla vettura, li hanno gettati fuori per paura. La scusa, incredibilmente, regge: gli oggetti non erano fisicamente in mano loro, il giudice li assolve, ma commina loro un “daspo”, un divieto di assistere a manifestazioni sportive, per qualche tempo.
Tra i tifosi dell’episodio di Milano, vi era anche Gabriele Sandri.

Passiamo ad Arezzo, novembre 2007. I fatti sono già avvenuti, la polizia cerca in tutto l’autogrill, e alla fine trova diverse biglie, alcuni coltelli: erano dei compagni di viaggio di Sandri, avevano gettato via tutto prima di fuggire. Di nuovo coltelli, di nuovo oggetti atti a offendere. Non era certo una compagnia di santarellini, quella che ha assaltato i tifosi juventini, generando la rissa terminata come a tutti noto.

Nuovo salto nel tempo, arriviamo al 2009. Sono cinque i testimoni contro l’agente Spaccarotella, imputato di omicidio volontario. Secondo i testimoni, l’agente avrebbe puntato l’arma contro la vettura in fuga, sparando con l’intenzione di colpire il mezzo. Ma almeno quattro dei testimoni sono completamente inattendibili.
La “supertestimone”, l’arma totale dell’accusa, si chiama Keiki Horikoshi ed è una guida turistica giapponese: dice che Spaccarotella ha puntato l’arma per cinque secondi, poi ha sparato. Ma conferma anche di essere stata alle spalle di Spaccarotella, conferma di non aver visto la pistola puntata, ha visto alzare le braccia e basta, non può sapere verso dove fosse realmente puntata l’arma.
Come testimonianza può anche andare, ma non trova corrispondenza nelle altre. Uno degli altri testimoni afferma che Spaccarotella ha corso per circa un minuto, poi ha puntato e sparato. Sparo immediato, senza prendere la mira. Ma soprattutto, sessanta secondi di corsa: provate voi, alla prima occasione, a correre in un autogrill per un minuto, e quando vi fermate fate molta, molta attenzione perché, senza dubbio, vi ritroverete sulla corsia d’emergenza, con auto e tir che vi sfrecciano di fianco a 100 km/h. Non ha senso.
Terzo testimone: Spaccarotella non corre, ma punta la pistola e spara. Si avvicina alla prima testimonianza, ma secondo questo teste, l’agente prende la mira per dieci secondi, non cinque. Di nuovo, provate a mettervi a un semaforo, guardate la prima auto in fila, appena scatta il verde contate sino a dieci. Valutate dove è a questo punto la vostra auto, pensate che quella di Sandri e compagni era in fuga, e che Spaccarotella, come voi, è rimasto fermo 10 secondi: è impossibile che abbia sparato a un’auto ancora di fronte a lui, o poco più avanti, in dieci secondi l’auto era già in carreggiata autostradale. Tre testimonianze già tutte in contrasto tra loro.
La quarta non merita neppure attenzione: il testimone afferma che i due colpi di pistola, uno in aria e uno verso l’auto, non li ha sparati entrambi Spaccarotella, il primo, secondo il teste, lo avrebbe sparato l’altro agente. Ma la perizia ha permesso di chiarire in modo inconfutabile che solo la Beretta dell’agente Spaccarotella ha effettivamente sparato. Testimonianza inattendibile, e poi, per amor di completezza, aggiungiamo che il quarto teste è un noto soggetto anarchico e che quella mattina di novembre, per sua stessa ammissione, arrivava da un rave party: a parte quello che aveva poter bevuto o assunto, non dormiva da più di 24 ore. Eppure è stato portato in aula, per testimoniare. Non merita commenti.
Passiamo alle perizie: a parte quella medica secondo la quale l’agente ha una capacità di resistenza allo stress inferiore alla media e che, al momento dello sparo, aveva le pulsazioni cardiache alle stelle, vi sono quelle tecniche. Una, fondamentale, respinta dall’accusa ma – quasi incredibilmente – accettata dalla parte civile, conferma che il proiettile è stato deviato: sono state trovate tracce sulla grata dell’autogrill, sono state trovate tracce sul proiettile, il perito ha affermato che il proiettile ha terminato la sua corsa con uno spostamento di 25 metri. Venticinque metri. E poi una seconda perizia, secondo la quale anche il vetro dell’auto, al momento dell’impatto, può aver deviato il proiettile. Ipotesi tutt’altro che assurda, se si pensa che le forze speciali, quando devono colpire un bersaglio all’interno di una stanza, impiegano due cecchini, addestrati a sparare a poche frazioni di secondo l’uno dall’altro: il primo proiettile infrange il vetro, garantendo che il secondo proiettile quello decisivo, non subisca deviazioni. Il proiettile che ha attinto Gabriele Sandri al collo è stato sicuramente deviato una volta, potrebbe essere stato deviato due volte: abbastanza per far cadere l’ipotesi di omicidio volontario.
Il pm capisce la situazione, messo alle strette si procura una versione inoffensiva della Beretta 92 Sbf in dotazione alla Polizia e in due occasioni, in aula, mima il gesto di Spaccarotella, con le due mani puntate, per avvalorare la tesi della volontarietà dello sparo. Ma non funziona, dopo ore di camera di consiglio la sentenza è di sei anni per omicidio colposo, con aggravanti.

E’ la fine del primo atto. Dovrebbe chiudersi il palcoscenico, invece il sipario si alza e si svela la vera natura di Sandri Senior, Giorgio Sandri, il padre di Gabriele: attacca tutti, i giudici che hanno emesso una sentenza preconfezionata, lo Stato assassino che gli ha ammazzato il figlio e che ora gli deve dare giustizia. Lui, sempre presente in tutte le occasioni, al massimo sostituito dal figlio, un paio di volte affiancato dalla moglie, sempre presente per le interviste, sempre presente a tutte le udienze preliminari, a tutte le udienze del processo, sempre perfetto, pettinato, ben vestito. Lui, titolare di un noto negozio di abiti alla Balduina, quartiere bene di Roma, pronto a rilasciare dichiarazioni sempre improntate alla difesa dell’immagine del figlio, mite, innocente (daspo a parte, amici armati a parte…), dj, amico dei giocatori della Lazio.

Una regia ben ordita per cercare di influenzare la pubblica opinione, i media, per far passare a tutti i costi l’immagine del figlio quale ragazzo perbene, un ragazzo dalla vita stroncata da un killer, un agente da mettere alla berlina, alla gogna, all’ergastolo, e non arriva l’appello alla pena capitale solo perché nel nostro Paese non esiste più.

Dopo la lettura della sentenza la moglie sta male, sviene, accorre un’ambulanza, i paramedici la soccorrono, ma lui, Giorgio Sandri, non è al suo capezzale, è davanti alle telecamere e ai microfoni, abbronzato, pettinato, cravatta perfettamente annodata, a ripetere il suo solito ritornello, un ritornello insolito dove la tanto richiesta e agognata parola “giustizia” fa curiosamente rima con “vendetta”. Parola neppure assonante, ma che lentamente, emerge, si fa sempre più chiara ed evidente.

Giustizia, vendetta: Giorgio Sandri predica calma ai tifosi laziali, poi rilascia interviste notturne a una radio romana, si appella al caso Aldrovandi (altra assurda condanna a quattro poliziotti per un tossicodipendente morto dopo l’arresto). E poi arriva il giorno, Giorgio Sandri invita ancora alla calma, quindi annuncia una raccolta di firme da sottoporre al presidente della Repubblica per pretendere la revisione della sentenza (atto inconcepibile da un punto di vista giudiziario), e anche una grande manifestazione, cui dovranno partecipare tutti i tifosi, per chiedere giustizia per Gabriele Sandri, un altro evento che qualsiasi questura vieterà per evidenti ragioni di pubblica sicurezza. Tutto in nome della giustizia per il figlio. Giustizia, o vendetta?

Intanto il sindaco di Roma, Alemanno, fa sentire la sua voce: sentenza inaccettabile, ingiusta, si spera nell’appello. Giorgio Sandri ha capito tutto: quella di Alemanno non è una posizione di solidarietà, è una vera e propria apertura politica. Ha capito tutto, ha già funzionato con mamma Giuliani, eletta alla Camera per “meriti” gi-ottini del figlio, può funzionare benissimo anche con lui: un bell’inserimento in lista, ed ecco in arrivo decine di migliaia di voti laziali per eleggere un deputato pronto a fare giustizia delle “vittime” innocenti dei poliziotti, dei carabinieri, dei finanzieri, delle guardie penitenziarie, della polizia locale, della Forestale, delle guardie venatorie, delle guardie ittiche, della Guardia Costiera.
Ora si punta all’appello, Giorgio Sandri per la sua giustizia (vendetta), Luigi Spaccarotella per un abbassamento della pena. Il primo si è sempre assicurato una sovraesposizione mediatica prima, durante e soprattutto dopo il processo, ora continuerà a comparire in tg, speciali, approfondimenti, mauriziocostanzoshow, porteaporte, matrix, mattinocinque, buonedomeniche e quant’altro. Riempirà la testa ai benpensanti teledipendenti della sua parola preferita, giustizia, giustizia, giustizia, cercando null’altro che la sua vendetta: “Starò addosso a Spaccarotella fino all’ultimo grado del processo”, ha detto.
Noi, nel nostro piccolo, nella nostra infinita inutilità di questo blog, staremo sempre a fianco di Spaccarotella, fino all’ultimo grado del processo e oltre.
Nel frattempo, sono pronto a scommettere, habemus candidatum. Ma per favore, agite con razionalità: non votatelo.


Risposte

  1. A tal proposito credo sia giusto guardare questo filmato che ho pescato sul tubo e che esplica in pochi minuti cio’ che pensano delle divise questi comunisti all’italiana di merda che non perdono occasione per attaccare i servitori dello Stato perchè loro amano la libertà…la libertà di fare i cazzi propri certi di rimanere impuniti.
    Saluti.

  2. Mi fa schifo. Ed è stato pure pagato con i soldi del canone, versato da noi.

  3. Infatti, si mettono in tasca i quattrini pubblici ed allo stesso tempo fanno i moralisti. Non per niente io li chiamo comunisti all’italiana.

  4. Spaccarotella nel sparare si è assunto il rischio di poter ledere od uccidere qualcuno. Questo si chiama dolo eventuale. Non c’entra niente con fatto che voleva uccidere Sandri, lui volontariamente ha sparate per fermare la fuga, assumendosi il rischio consapevole di poter ferire oppure uccidere qualcuno in mezzo all’autostrada.
    I poliziotti secondo la legge italiana devono utilizzare le armi da fuoco solo in determinate situazioni di pericolo e naturalmente una di queste non è una rissa.

  5. Salvatore, di nuovo, la sentenza ha stabilito che il colpo non è partito con la volontà di uccidere, è stato deviato, era diretto verso un altro punto. Stop.

  6. non c’entra la volontà di uccidere. Il dolo eventuale è previsto nel caso in cui l’agente si assume il rischio consapevole di commettere un reato. Ok ?
    Non è necessaria la premeditazione e la piena volontarietà.
    Se io ammazzo una persona passando con il rosso è omicidio volontario con dolo eventuale. hai capito?

  7. Sbagliatissimo: se passo con il rosso volutamente, non se commetto il pur grave errore di distrarmi alla guida e non rispetto l’alto: se c’è solo colpa non si può arbitrariamente aggiungere volontarietà solo per saziare desideri di vendetta.

  8. “habemus candidatum”… e sarò pure cattiva o ***nza ma ci ho pensato anche io.

    Approposito, bentornato. Non sparire di nuovo, vacanze a parte. :)

  9. Ci provo… Benritrovata!

  10. capitato casualmente a leggere… un discorso molto lungo, in certe parti condivisibile in altre sembra scritto da un poliziotto…mi auguro di no … cito cio ke dice wiki per comodita, anke se in ogni codice penale e’ facilmente iindividuabile l’argomento. ‘Il dolo eventuale è una forma di dolo indiretto, si ha quando chi agisce pone in essere una condotta che sa che vi sono concrete possibilità (o secondo una teoria affine concrete probabilità) produca un evento integrante un reato eppur tuttavia accetta il rischio di cagionarli. È proprio questa accettazione consapevole del rischio che fa differire questa figura dall’affine figura della Colpa Cosciente.” ED E’ QUESTO IL CASO… l’agente impugna l’arma nonostante la situazione non lo richiedesse e mira verso la strada. VERSO UN’AUTOSTRADA!!!6 CORSIE!!! a questo punto non importa che il proiettile sia deviato da mille reti o vetri in quanto l’agente si e’ preso questo rischio, non era nelle condizioni di prenderlo… i cecchini poi come dici te sparano due volte al vetro… magari fino a 15 anni fa, ora esistono proiettili ke attraversano muri senza subire grandi variazioni… e poi comunque spaccarotella non e’ un cecchino… ora ti chiedo di ragionare : se il colpo disgraziatamente avesse veramente subito una grossa deviazione, e fosse andato a colpire altre persone nelle circostanze, cosa ne penseresti? a tuo parere se ogni volta che per strada o davanti a un locale scoppia una rissa si dovrebbe sparare da 60 metri con una pistola (e non con un barret) x far si di nn far scappare i coinvolti? e se una moto o una macchina o un tir fossero passati in quel momento, e colpiti dal proiettile avessero causato un incidente mortale magari coinvolgendo altri mezzi? mi spiace ma parlando con gente che abbia avuto anche un minimo contatto col diritto penale ti potra dire che la sentenza e’ stata assai generosa, e lo dimostra l’incredibile gioia mostrata in aula da parte degli avvocati dell’imputato di fronte a parenti e amici di una persona che comunque oggi non c’e’ piu’. come dici te la volontarieta’ non c’e’ da parte dell’agente, pero’ egli era in grado di intendere e volere e bastava un minimo ragionamento da parte sua per poter capire che forse non era una bella idea sparare visto che sarebbe stato possibile identificare tutti i coinvolti successivamente analizzando le telecamere di sorveglianza. e oltretutto bastava annotare la targa o il colore e modello dell’auto per procedere con un eventuale inseguimento. l’ignoranza generale porta a dire ‘’si ha sparato ma non voleva uccidere nessuno” ma il codice penale parla chiaro. ed e’ incredibile come i media non tendano a sottolineare che il gesto di sparare attraverso 6 CORSIE sia a prescindere un gesto da condannare. Conclusione: Spaccarotella ha commesso un grave errore, secondo le leggi deve pagare per un dolo eventuale. una persona del genere non puo piu essere al servizio del cittadino. Entrare in polizia per molti significa impegnarsi al massimo x servire il cittadino, per altri vuol dire sentirsi onnipotenti e forti. Riflettiamo su questo.

  11. La cosa che fa più impressine è la frase di marc.” sembra scritto da un poliziotto…mi auguro di no … !!!!!!

    Iniziando con questa preclusione, questa antica concezione per la quale un poliziotto non può/sa scrivere, non puo’/sa pensare, tutta la sua replica perde quel poco di buon senso che sembrerebbe avere.
    Del resto un copiaincolla di stralci per spiegare concetti giuridicilo sapeva fare anche un ultras.

  12. la mia frase era x dire che una cosa tanto lunga che da contro comunque a una famiglia, che parla di vendetta sarebbe troppo di parte se scritta da un poliziotto che puo sentirsi notevolmente cinvolto… la vicenda ha avuto un forte peso mediatico e non lo si puo negare… nn ho scritto che un poliziotto non puo scrivere e pensare…dove lo leggi? la mia e’ stata una risposta interessante…. nella tua risposta invece non si puo trovare alcun buon senso…nulla di costruttivo insomma… e per favore non permettiamoci di giudicare… per comodita’ ho fatto quel copia e incolla come ho anche scritto. prendi un qualsiasi codice penale in mano e ti accorgerai quanto sia in realta’ semplice sfogliare le pagine per trovare l’argomento necessario. cerca di capirmi, giudici e avvocati non si inventano leggi ogni volta che si svolge un processo, vengono presi in mano i codici necessari e sfogliandoli si trova cio che serve… per cui in ogni processo viene fatto una sorta di copia incolla applicando cio che i codici dicono… chiaro? nulla e’ campato li a caso come la tua risposta. guarda e sull’ultima frase neanche commento, in quanto conclude un intervento che assolutamente non ha niente di costruttivo.

  13. Caro Marc, se davvero i processi sono fatti con il copia e incolla, considerando stipendi e privilegi, oggi mi licenzio e da domani pretendo di fare il giudice (o l’avvocato).
    Secondo: il blog non è scritto da un poliziotto… ma anche se fosse?

    • alone in the dark, secondo me fai finta di non voler capire. nei sistemi di civil law il giudice si attiene alla legge o a quanto viene deliberato ad esempio dalla corte suprema di cassazione (senza che il giudice sia vincolato per legge da questa). per cui nulla e’ inventato, forse lo scopri oggi ma nel nostro sistema si giudica applicando i codici secondo tradizione romana( per cui il copia incolla che ironicamente ho citato e’ questo, ricercare tra i codici l’argomento che ci serve per una determinata situazione e applicare). sicuramente apprezzeresti di piu il sistema anglosassone. se domani ti licenziassi e iniziassi a studiare giurisprudenza in modo da diventare padrone nell’argomento in futuro potresti diventare un avvocato. comunque noto come ogni occasione sia buona per sviare dall’argomento rispondendo con enormi cavolate e cn relativo poco senso…ho gia spiegato xke ho scritto quello, non e’ difficile da capire. non mi sembra giusto parlare del padre, puntare il dito, e gia’ immaginare una futura carriera politica… sembra quasi che il padre sia il carnefice e spaccarotella la povera vittima, ma non dimenticare che chi ha perso per sempre un figlio e’ proprio il signor sandri. quindi glielo possiamo anche concedere di essere molto arrabbiato. hai scritto delle cose bruttissime,hai fatto delle insinuazioni pesanti, cosa dovrebbe fare il padre? andare in tribunale vestito male, spettinato e sporco? ritieni che sia davvero lui a chiamare le redazioni di almeno 20 testate giornalistiche a ogni processo? fin qui non hai risposto a nessuna domanda (silenti assenso?), replicando ai miei interventi dicendo che odio spaccarotella e altre fesserie… i legali di spaccarotella si son messi a esultare in aula alla lettura della sentenza davanti alla madre di un ragazzo morto? ma ti rendi conto? rispettiamo i defunti, rispettiamo la polizia, e rispettiamo l’opinione altrui

      • Caro Marc, se aspetti che intervenga con risposte a ogni commento sbagli, devo (anche) lavorare e non passo la giornata sul blog.
        Sulla sentenza mi sono già espresso: sei anni sono troppi, almeno quattro di troppo. Sul padre idem: ha cercato in tutti i modi di far passare la figura del santarellino del figlio, che a Roma grazie ai soldini paterni andava in tribuna d’onore ma che probabilmente in trasferta era solito tenere un contegno assai diverso. Così come il fratello di Sandri che ha definito “formazioni calcaree dovute al passaggio in lavanderia” i sassi trovati in tasca a Gabriele (no commenti).
        Sandri Senior non ha avuto bisogno di telefonare in 20 redazioni tutti i giorni: bastava, come ha fatto, andare a tutte le udienze ed erano 20 microfoni a cercarlo.

  14. Sul concetto dell’errore :
    Spaccarotella ha volutamente tirato fuori l’arma e volutamente ha sparato verso la’ltra parte della carreggiata, assumendosi il rischio di colpire qualcuno. Ed in questo caso l’esempio del semaforo rosso è azzeccato. Io passo con il rosso volutamente ed assumo il rischio di fare un incidente.
    Nel caso che mi sbaglio a passare con il rosso siamo sul puro colposo perchè non mi sono accorto del rischio e del pericolo ed ho commesso l’illecito per mia negligenza oppure imperizia.
    Nel caso di Sandri, Spaccarotella è stato considerato colpevole di omicidio colposo aggravato dalla colpa cosciente, che anche in questo caso non c’entra con la pura colpa ma comporta una consapevolezza del rischio, senza accettarlo, ma sbagliando nelle valutazioni.
    Cioè poteva venire se nel caso che sparava in aria e non ad altezza uomo, il proiettile veniva deviato e colpiva Sandri.
    comunque l’argomento è molto dibattuto in giurisprudenza, e sia una tale tesi che l’altra saranno sempre criticate, perchè sono lasciate all’interpretazione del giudice.

  15. salvatore ha inteso il discorso… ha capito pienamente, il problema sta appunto nell’interpretazione… il rischio da parte dell’agente e’ stato accettato e valutato bene? questo e’ il problema che il giudice ha affrontato. secondo me dal momento che si prende in mano un’arma bisogna valutare e rivalutare i rischi che si potrebbero correre. tutto qua

  16. non è tanto se il poliziotto l’ha valutato bene o male, è il fatto che il poliziotto nell’estrarre l’arma e sparando verso l’altra carreggiata della’utostrada si è assunto il rischio, costi que che costi, di comettere un reato. Nulla incide il fatto della deviazione e dell’attenta valutazione. Le armi possono essere utilizzate solo in alcune occasioni, dettagliatamente indicate nel codice penale e la rissa non è tra queste.
    Pertanto:
    non doveva usare la pistola! già usarla comporta un assumersi un rischio consapevole di commettere un reato ( e siamo sulla colpa cosciente) ora nell’usarla spara in direzione dell’altra carreggiata (dolo eventuale) e qualcuno viene ferito oppure ucciso.

  17. si salvatore la mia era una domanda retorica chiaramente… e sottolineamo di nuovo che non si tratta di un attacco a spaccarotella ma semplicemente di una visione oggettiva dei fatti che probabilmente non tutti riescono a condividere

  18. [...] (tratto da http://manofhighland.wordpress.com/2009/07/16/sandri-spaccarotella-giustizia-o-vendetta/ ) [...]


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